Domande e risposte: guardare troppa TV aumenta l’insoddisfazione

DOMANDA. Cara dottoressa, non ho ancora avuto il piacere di leggere il suo libro, ma navigando nel suo blog mi è venuta una domanda da farle. Dato che l’essere umano riceve molte informazioni sensoriali dal mondo che lo circonda e ogni singola cosa viene ricostruita con una “grammatica” particolare nella propria mente, vorrei sapere quali conseguenze potrebbe avere il rimanere davanti alla televisione diverse ore al giorno.
RISPOSTA. E’ vero: una realtà costruita sulla base delle informazioni che provengono dalla televisione è necessariamente, e in molti sensi, diversa da una realtà costruita sulla base delle informazioni che provengono dal nostro ambiente naturale. Ad esempio, sappiamo che la nostra percezione di un volto dipende dai volti che abbiamo visto in precedenza, ovvero dal nostro stato di adattamento. Dopo aver guardato per mezzo secondo un volto maschile, una faccia androgina (che è una via di mezzo fra un uomo e una donna) sembrerà quella di una donna; la stessa faccia però sembrerà quella di un uomo se la osserviamo subito dopo aver guardato un volto femminile. Se compare dopo un volto molto bello, un volto normale apparirà più brutto del dovuto.
Passando molte ore davanti alla televisione siamo esposti a una distribuzione di facce e personalità ben diversa da quella in cui ci imbattiamo nella vita di tutti i giorni. Guardando in continuazione i protagonisti belli, ricchi, intelligenti, potenti, brillanti, di successo delle varie trasmissioni televisive (in alcune trasmissioni, soprattutto belli e di successo; in altre, soprattutto intelligenti e brillanti), siamo esposti a una società virtuale del tutto avulsa dalla nostra realtà. In confronto, ci possiamo sentire profondamente inadeguati, ed egualmente inadeguati appaiono le nostre mogli e i nostri mariti, i nostri parenti e i nostri amici.
Durante la nostra storia evolutiva, il meccanismo dell’invidia era probabilmente utile perché ci spronava a raggiungere quello che gli altri potevano ottenere. Nei piccoli gruppi in cui vivevamo, i modelli che facevano nascere sentimenti di invidia erano realistici, e gli obiettivi potenzialmente raggiungibili. Oggi, però, ben pochi di noi sono in grado di raggiungere i modelli che televisione, cinema e riviste patinate ci presentano ogni giorno, e questo fa sì che un meccanismo evolutivamente vantaggioso come quello dell’invidia si possa trasformare in una fonte non di crescita personale, ma di perenne insoddisfazione.

DOVE NEL LIBRO: Potete trovare molto di più sulla percezione delle facce nella sezione 5.5 (capitolo 5, Come vediamo gli oggetti).

IMMAGINE: Questi volti rappresentano prototipi maschili e femminili attraenti (a sinistra) e non attraenti (a destra), ottenuti fondendo assieme facce diverse. Nella vita di tutti i giorni incontriamo persone di ogni tipo, ma la distribuzione di facce a cui ci espone la televisione è assai meno simmetrica. È stato dimostrato che, dopo aver guardato una serie di volti di donne molto belle, gli uomini tendono a giudicare le loro compagne come meno attraenti (e a sentirsi meno coinvolti nella relazione) di quanto non facciano dopo aver guardato una serie di volti di donne normali. Per approfondire l’argomento e leggere il resoconto degli esperimenti che mostrano gli effetti dell’adattamento a volti femminili attraenti, vedi ad esempio Kenrick, D. T., Gutierres, S. E., & Goldberg, L. L. (1989). Influence of popular erotica on judgments of strangers and mates. Journal of Experimental Social Psychology, 25, 159–16, oppure Kenrick, D. T., & Gutierres, S. E. (1980). Contrast effects and judgments of physical attractiveness: When beauty becomes a social problem. Journal of Personality and Social Psychology, 38, 131-140.

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Domande e risposte: vedere sott’acqua e sopra

DOMANDA. Cara dottoressa, vorrei chiederle come fanno gli animali che vivono sia dentro che fuori dall’acqua ad avere un visione corretta nei due ambienti? Penso alle rane, agli ippopotami, ai coccodrilli ecc. Magari sott’acqua hanno i nostri stessi problemi ma non hanno ancora inventato la maschera? Rileggendo il suo libro a pagina 22 non ho trovato risposta e mi sono incuriosito.
RISPOSTA. Rane e coccodrilli hanno una specie di “terza palpebra” trasparente che chiudono quando si immergono, ma la sua funzione è unicamente protettiva. Questo rivestimento trasparente non aiuta a vedere più nitidamente sott’acqua, come fa invece la nostra maschera da subacqueo. D’altronde, ippopotami e rane non ne hanno un gran bisogno (le rane si nutrono soprattutto di insetti, gli ippopotami sono erbivori). I coccodrilli, invece, il problema di identificare accuratamente la posizione di prede acquatiche ce l’hanno, ma l’hanno risolto evolvendo la capacità di rilevare cambiamenti nella pressione dell’acqua attorno al muso: in pratica, avvertono le vibrazioni provocate dal movimento della preda.

DOMANDA. La sua risposta riguarda soprattutto animali che per la maggior parte del tempo tengono gli occhi nel “nostro mondo”. Ma i mammiferi marini? Per loro la situazione è decisamente rovesciata. Allora dovrebbero avere degli occhi adatti al mondo sommerso. Ma allora come faranno i delfini addestrati ad essere così precisi anche nei loro movimenti nel mondo aereo? Dopo questo le prometto che sull’argomento non le chiederò altro.
RISPOSTA. I delfini riescono, in effetti, a vedere bene sia in acqua sia fuori dall’acqua, e questo grazie a due adattamenti. Primo, il loro cristallino, proprio come quello dei pesci, è una lente praticamente sferica, la cui curvatura devia la luce a sufficienza da compensare l’assenza di rifrazione della cornea in ambiente acquatico. Secondo, il cristallino del delfino ha la straordinaria proprietà di potersi spostare avanti o indietro nell’occhio, in modo da far convergere sempre la luce esattamente sulla retina. Non c’è da sorprendersi che il delfino abbia un’eccellente messa a fuoco sia sott’acqua che sopra, e noi no.

DOVE NEL LIBRO: Che cos’è il cristallino, come riusciamo a mettere a fuoco le immagini, perché sott’acqua non vediamo nitidamente, perché a una certa età diventiamo presbiti? Tutte le risposte nella sezione 2.1 (capitolo 2, Il sistema visivo).

IMMAGINE: Cane e delfino (fotografia). © Paul Riley.

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Se, leggendo il libro, ti sei imbattuto in un concetto non chiaro, oppure ti è sorta una curiosità, chiedi lumi direttamente all’autrice! Puoi fare la tua domanda cliccando sul link COMMENTS, qui sotto. Se la risposta può interessare anche altri lettori, la pubblicherò sul blog.