When the moon hits your eye like a big pizza pie

i due dischi sono identici

Perché la luna sembra più grande quando è all’orizzonte? Mah. Benché le discussioni sul tema durino da duemila anni, il vociare ancor non si è sopito. Oggi vi presento l’ipotesi grandezza/distanza: in maniera inconsapevole, calcoliamo la grandezza della luna sulla base della sua distanza apparente. A motivo della completa assenza di indizi di profondità, il cielo che ci sovrasta appare più vicino del cielo all’orizzonte. La luna all’orizzonte quindi sembra più lontana, e di conseguenza più grande.
Capito poco? Giustissimo, allora guardate la figura qui sopra. I due dischi bianchi sono identici, ma quello a sinistra sembra più grande. Secondo la teoria, sembra più grande perché sembra più lontano. Per semplici ragioni proiettive, l’immagine di un oggetto sulla nostra rètina (il fondo fotosensibile dell’occhio) rimpicciolisce man mano che l’oggetto si allontana. Se due oggetti proiettano immagini retiniche uguali ma sono a distanze diverse, quindi, il più lontano deve essere più grande dell’altro. Di fronte a questa figura, il nostro sistema visivo perviene alla conclusione sbagliata solo perché è sbagliata la premessa: i due dischi non si trovano a distanze diverse, sembrano a distanze diverse. Come la luna lassù e la luna laggiù.
Dimostrazione pratica in tre passi: (1) Fissare la luna piena per almeno mezzo minuto. Se la luna piena non è a disposizione, l’immagine illuminata a sufficienza di un disco o di una qualsiasi altra figura ne farà le veci benone. (2) Guardare una superficie vicina. Vedrete un’immagine consecutiva – ovvero, in questo caso, una debole replica scura della luna. (3) Guardare una superficie lontana. L’immagine consecutiva ora è molto più grande. Conclusione: il nostro sistema visivo “dilata” le immagini delle cose a seconda di quanto appaiono lontane. Ha! La dimostrazione svela gli altarini, perché l’immagine retinica è fissa e non si rimpicciolisce quando proiettiamo l’immagine consecutiva su una superficie più distante. Nella vita di tutti i giorni, però, questo meccanismo assicura che le cose continuino a sembrarci delle stesse dimensioni quando si avvicinano o si allontanano, e lo fa pure senza dare nell’occhio (avevate mai subodorato il problema?)
Quando la distanza alla quale l’oggetto si trova è percepita correttamente, la costanza di grandezza funziona d’incanto. Se gli indizi di distanza vengono via via eliminati, essa si indebolisce fino a sparire del tutto; in tal caso la grandezza dell’oggetto è determinata unicamente dall’angolo visivo che questo sottende sulla retina. E qui la luna fa capolino un’altra volta per offrirci un bellissimo esempio di fallimento della costanza di grandezza. Per coincidenza, luna e sole sottendono sulla nostra retina il medesimo angolo visivo (tanto è vero che durante un’eclissi di sole il disco della luna copre quasi perfettamente il disco del sole). La luna e il sole ci appaiono pure delle stesse dimensioni, ma ciò dovrebbe lasciarci di stucco: la luna è piccola e vicina, il sole è grande e lontano. Se luna e sole venissero percepiti in accordo con le leggi della costanza di grandezza, il sole apparirebbe quasi 400 volte più grande della luna. La ragione per cui ciò non avviene è che non abbiamo modo di giudicare le distanze relative dei due corpi. Più che naturale: non sono state le distanze celesti, ma quelle terrestri a guidare la nostra evoluzione.

DOVE NEL LIBRO: capitolo 6, Come vediamo la profondità.

ILLUSTRAZIONE: Una versione, con lune, dell’illusione grandezza/distanza. © Paola Bressan.
Il titolo di questo post è il primo verso (che fa al caso nostro per via della pregevole similitudine fra luna piena e grande pizza) della canzone “That’s amore”, portata al successo da Dean Martin negli anni Cinquanta. Il video qui.

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