Hai una domanda?

Se, leggendo il libro, ti sei imbattuto in un concetto non chiaro, oppure ti è sorta una curiosità, chiedi lumi direttamente all’autrice! Puoi fare la tua domanda cliccando sul link COMMENTS, qui sotto. Se la risposta può interessare anche altri lettori, la pubblicherò sul blog.

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19 Risposte to “Hai una domanda?”

  1. Guido Says:

    Cara dottoressa, vorrei chiederle come fanno gli animali che vivono sia dentro che fuori dall’acqua ad avere un visione corretta nei due ambienti? Penso alle rane, agli ippopotami, ai coccodrilli ecc.Magari sott’acqua hanno i nostri stessi problemi ma non hanno ancora inventato la maschera?Rileggendo il suo libro a pagina 22 non ho trovato risposta e mi sono incuriosito.

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    Rispondo sulla pagina principale del blog (Domande e risposte: vedere sott’acqua e sopra).

  2. Luca Jankovic Says:

    Cara dottoressa, non ho ancora avuto il piacere di leggere il suo libro, ma navigando nel suo blog mi è venuta una domanda da farle.Dato che l’essere umano riceve molte informazioni sensoriali dal mondo che lo circonda e ogni singola cosa viene ricostruita con una “grammatica” particolare nella propria mente. Vorrei sapere quali conseguenze potrebbe avere il rimanere davanti alla televisione diverse ore al giorno.

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    Caro Luca, la tua è una bella domanda. Se puoi pazientare qualche giorno, ti risponderò sulla pagina principale del blog.

  3. irina Says:

    Cara Paola,ho letto con interesse le pagine del sul libro pubblicate nel blog. In attesa di leggerlo per esteso, vorrei farle qualche domanda.In che mondo, secondo lei, il “come vediamo” puo’ migliorare i nostri processi comunicativi? Che cosa della visione puo’ guidare o indirizzare tali processi?Grazie in anticipo.Irina P. (Parigi)

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    Cara Irina, ho girato la tua interessante domanda a un piccolo gruppo di percettologi che fa capo ad un nuovo blog di percezione. Puoi leggere le loro risposte qui. Se lo desideri, puoi partecipare alla discussione e magari precisare meglio che cosa ti interessa sapere, sarai la benvenuta!

  4. chiara benetti Says:

    Gentile dott.sa Bressan, nel preparare l’esame di “fenomenologia della percezione visiva” del IIIanno di Accademia Artistica, mi sono imbattuta nel termine “paraprosopia del presidente Schreber”. Documentatami ho scoperto che trattasi di un paziente di Freud malato di schizofrenia, ma sul termine specifico non ho trovato spiegazioni nè sul dizionario italiano nè su quello enciclopedico della Utet.
    Cosa significa precisamente questo termine, può aiutarmi?
    Grazie
    Chiara

  5. Paola Bressan Says:

    Cara Chiara, la paraprosopia consiste nell’impressione che il volto che si sta guardando si distorca in modo grottesco, assumendo sembianze mostruose. Durante un episodio di paraprosopia, lo schizofrenico che sta guardando un volto, o la foto di un volto, lo vede dapprima in modo normale; ma nel giro di pochi secondi il volto si trasforma in quello di un mostro, di un vampiro, di un diavolo o di un lupo mannaro. La trasformazione non è una semplice deformazione dell’intera faccia, in quanto parti diverse si distorcono in modo indipendente (ad esempio i denti si allungano e le sopracciglia diventano cespugliose). 😦
    Per fortuna si tratta di un disturbo rarissimo.

  6. Riccardo Says:

    Ciao Paola. Ieri ho finito (in prima lettura) il tuo libro cui hai dedicato il blog. Non mi sperticherò in complimenti, salvo per la tua entusiasmante capacità di coinvolgimento nei concetti che svolgi. Ho una richiesta che spero sia “in scope”.
    Esistono studi analoghi ai tuoi per la percezione uditiva? Hai qualche link o volume da consigliarmi che non sia eccessivamente specialistico affinchè possa avvicinarmici?
    Grazie ancora e cordiali saluti.

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    Caro Riccardo, non mi risulta ci sia un libro simile al mio sulla percezione uditiva, perlomeno in italiano. Però ti prometto che indago, e se trovo qualcosa sventolo una bandierina e aggiorno questa risposta. Intanto grazie per le tue parole gentilissime!

  7. Riccardo Says:

    Grazie ancora Paola. Tornerò come solito a visitare il tuo sito. Qualora trovassi del materiale da porre alla mia attenzione hai in ogni caso la mia email. Ciao

  8. Valeria Says:

    cara dottoressa…saprebbe mica consigliarmi qualche libreria in cui trovare il suo libro?
    Il nostro professore di psicologia generale l’ha trovato molto interessante e ce l’ha messo per l’esame…però l’esame è tra poco e ci sono problemi con gli ordini se non arriva presto sotto le feste di natale sarà impossibile averlo!
    Mi scusi per il disturbo, grazie molte, Vale!

    ********************
    Cara Valeria, il libro lo trovi in molte librerie, comprese Feltrinelli (puoi verificarne la disponibilità nel punto vendita a te più vicino qui) e Mondadori. Lo si può anche ordinare via internet, per esempio sui siti ibs.it, Gullivertown con lo sconto del 5%, psiconline, webster.it o laterza. Spero che l’esame vada benissimo!

  9. Riccardo Says:

    Ciao Paola.
    Ho avuto la fortuna di leggere un libro che giudico perlomeno interessante e di cui purtroppo non sono certo in grado di verificare l’attendibilità.
    Mi sto riferendo a “il cervello infinito” di Doidge Norman.
    Il motivo per il quale ti scrivo è che mi è tornata all’attenzione una tua affermazione riguardo l’impossibilità di recuperare le funzionalità visuali (nel tuo caso mi sembra ti riferissi a dei gattini) una volta compromesse bendandoli, rispetto alla plasticità di cui Doidge fa ampi esempi. Sarei veramente lieto di sentire il tuo parere in proposito.
    Carissimi saluti
    Riccardo

    ********************
    Grazie Riccardo della segnalazione, ho passato in rassegna alcune recensioni del libro di Doidge e alla fine l’ho classificato come altamente promettente. Lo leggerò anch’io. Concordo con te che la neuroplasticità è un tema affascinante, così tanto che ho già cominciato a pensare a un post sull’argomento!

  10. Vincenzo Says:

    Carissima Paola, innanzitutto vorrei farti i complimenti per il tuo libro a dir poco stupendo. L’ho riletto per 3 volte tanto mi piace. Un piccolo dubbio mi ha colto leggendo il capitolo che riguarda come vediamo il movimento. A quanto pare il nostro cervello giunge alla conclusione che è il mondo a muoversi piuttosto che i nostri occhi in base al comando che viene dal cervello diretto agli occhi di muoversi e non in base al fatto che gli occhi si muovono effettivamente. Sai mi diverto a fare l’esperimento di premere dall’esterno sull’occhio con un dito e a vedere il mondo che si muove! Lo faccio sperimentare anche ai miei amici che rimangono sbalorditi. Nel libro a proposito di questo argomento dici che un feedback diretto dall’occhio sarebbe stato più efficiente xchè il cervello si sarebbe basato su cioò che l’occhio fa veramente, ma che il segnale sarebbe arrivato troppo in ritardo al cervello generando problemi di sincronizzazione con il segnale proveniente dall’immagine retinica. Per questo il nostro cervello prende in considerazione l’intenzione che però, essendo generata all’interno del cervello stesso, deve essere differita xchè il segnale proveniente dalla retina deve fare più strada per giungere al cervello. A me questo discorso sembra un controsenso. Se l’immagine retinica è generata nell’occhio e il movimento oculare pure i due segnali arriverebbero praticamente insieme al cervello xchè dovrebbero percorrere praticamente la stessa distanza, quindi sarebbero sincronizzati. Tu invece dici che il sistema si è evoluto diversamente xchè ci sarebbero stati problemi di sincronizzazione. Salvo dire poi che x come funziona il sistema mette una toppa x evitarli. Spero di aver esposto bene qual’è il mio dubbio. Grazie in anticipo per la risposta.

    ********************
    Caro Vincenzo,
    grazie dei complimenti e dell’ottima osservazione. Premetto che sugli esatti meccanismi della cancellazione il consenso fra scienziati non è totale, e faccio due commenti.
    Primo, il fatto che l’immagine retinica e il segnale proveniente dai muscoli che muovono l’occhio siano entrambi generati in prossimità dell’occhio non implica che arrivino al cervello nello stesso momento, perché si tratta di due informazioni differenti (una visiva e l’altra propriocettiva), che per raggiungere il cervello fanno strade diverse.
    Secondo, direi che il problema non è la sincronizzazione di per sè ma il fatto che la sensazione di stiramento proveniente dai muscoli che muovono l’occhio è, per forza di cosa, un po’ *in ritardo* rispetto al momento in cui l’occhio comincia a muoversi, e di conseguenza un po’ in ritardo rispetto al momento in cui l’immagine retinica comincia a muoversi. Come si fa a cancellare qualcosa che è già successo? Forse si sarebbe potuto trovare un sistema per farlo comunque, ma anche in questo caso sarebbe stato necessario metterci una toppa.
    Se toppa deve essere, la soluzione di usare un’informazione “anticipatoria” (l’ordine dato all’occhio di muoversi) non è mica male. In questo modo si può compensare l’inevitabile imprecisione nel processo di sincronizzazione cominciando a cancellare il movimento spurio dell’immagine retinica addirittura qualche millisecondo prima che inizi. Pare che facciamo proprio questo, ogni volta che guardiamo di qua e di là. Se ora siete ancora più curiosi meglio, arriverà presto un post su come mai il mondo non si oscura ad ogni battito di ciglia.

  11. Arlindo Castanho Says:

    Gentile Paola Bressan,
    sono un professore (ahimé, a contratto) di Lingua Portoghese presso l’Università di Pisa e mi interesso particolarmente di Linguistica Cognitiva.
    Ho letto e riletto il Suo Il colore della luna, che apprezzo moltissimo. Tra tante informazioni preziose, vi ho trovato finalmente la spiegazione per un dubbio che mi perseguitava da anni e anni, cioè Perché talvolta le ruote sembrano girare all’indietro (titolo del sottocapitolo 7.4.1, pp. 177-179). Grazie a Lei, ho finalmente potuto capire che cosa succede e come siamo, in questi casi, “ingannati” dal nostro proprio cervello. Ma il problema mi si è riproposto, in certi casi che non sembrano rispecchiare la Sua spiegazione del fenomeno: è frequente vedere in TV, sia negli spot di nuovi modelli di automobili sia in serial come “L’ispettore Barnaby”, ad esempio, delle macchine che procedono molto lentamente ma le cui ruote sembrano lo stesso girare all’inverso!
    Ho escogitato una spiegazione anche per questo fenomeno, basandomi su un’altra conoscenza acquisita grazie al Suo prezioso libro: giacché Lei mi svela (p. 180) che alla TV ogni immagine viene proiettata due volte (e al cinema tre volte, addirittura), non sarà possibile che, per risparmiare pellicola, nelle sequenze di movimenti lenti i produttori taglino un bel po’ di immagini “intermedie”, senza che questo alteri la nostra percezione globale del movimento della macchina? La conseguenza di questi tagli sarebbe il movimento percepito delle ruote, perché, se si eliminano fotogrammi, anche a basse velocità la posizione dei raggi delle ruote “scatterà” di più di 180° e al nostro cervello sembrerà, dunque, che la ruota stia girando nel senso inverso a quello dello spostamento del veicolo.
    Da solo, non riesco a trovare un’altra spiegazione: vorrei tanto sapere se anche Lei la pensa così, o se ha, per questo piccolo “mistero”, un’altra spiegazione più consona.
    Grato dell’attenzione, voglia accettare gli entusiastici complimenti e i cordiali saluti di questo Suo affezionato lettore
    Arlindo José Nicau Castanho

    *******************
    Caro Arlindo, mille grazie per l’apprezzamento. La risposta che lei, da solo, dà alla sua domanda è molto vicina al vero — anche se non occorre assumere che i montatori taglino via immagini per risparmiare pellicola. (Oltretutto, ci sarebbe un risparmio solo se i tagli avvenissero durante la ripresa; i fotogrammi tagliati durante il montaggio sono comunque pellicola sprecata.)
    Le immagini televisive consistono in 25 o 30 fotogrammi diversi al secondo (presentati due volte ciascuno), a seconda dello standard televisivo. (NB: Nel libro prendo il caso degli Stati Uniti, 30 fotogrammi al secondo; in Italia sono 25, quindi la televisione italiana lampeggia un po’ di più di quella americana.) Questo significa che in TV una ruota si sposta a scatti di 1/25 di secondo, un movimento meno fluido che nella vita reale. Supponiamo che la ruota giri in senso orario. Per certe velocità di rotazione e certe distanze fra i raggi, la distanza fra i raggi della ruota nel fotogramma F1 e i raggi della ruota nel fotogramma successivo F2 (uno scatto dopo) sarà grande se misurata in senso orario, piccola se misurata in senso antiorario. Il nostro sistema percettivo concluderà che i raggi hanno ruotato in senso antiorario. Nella vita reale, invece, per la stessa velocità di rotazione vedremmo il movimento corretto, perché è come se tra quei due fotogrammi F1 e F2 ne fossero inseriti degli altri; e tra un fotogramma e il successivo la distanza fra i raggi è sempre più piccola se misurata nel senso giusto, invece che nel senso sbagliato. (Anche nella vita reale ci saranno velocità di rotazione che creano l’illusione, ma non necessariamente le stesse che in TV.)
    Quindi a me pare che la sua intuizione, caro Arlindo, fosse giustissima. Le faccio i miei complimenti e le mando un saluto molto cordiale.

  12. Arlindo Castanho Says:

    Cara Paola,
    anch’io ho “tagliato” un po’ le mie osservazioni, come nel montaggio dei film, temendo di diventare prolisso – e con questo, invece di semplificare, ho creato un’occasione di equivoco… Quando parlavo di “risparmiare pellicola” non mi riferivo a quella originale, del montaggio filmico, ma alla pellicola successivamente risparmiata in tutte le copie che ne vengono fatte e distribuite un po’ dappertutto.
    Quanto a quello che più importa, e cioè la spiegazione del movimento rotatorio apparentemente invertito anche a basse velocità di spostamento dei veicoli, non mi resta che ringraziarLa della Sua pronta ed esauriente risposta.
    Con molta stima, Arlindo

  13. Andrea Says:

    Ciao Paola,
    questo testo è servito, tra gli altri, per far fronte ad un esame di Psicologia della forma presso L’accademia di belle arti. Ora, avrei una domanda. Come mai quando si fissa una fonte luminosa abbastanza forte (lampadina ad esempio) sembra che dei puntini luiminosi si muovano su quella stessa parte illuminata? (anche stringendo gli occhi, più precisamente nei fasci di riflessi luminosi). A cosa è dovuto questo effetto?

    ********************
    Se ti può consolare, ti dirò che anch’io ho lo stesso problema se fisso una superficie molto luminosa, come una distesa di neve sotto il sole. (La lampadina però è meglio non guardarla proprio.) Potrebbe essere colpa delle “mosche volanti”, le particelle che nuotano qua e là nell’umor vitreo (la sostanza gelatinosa che riempie parte dell’occhio) e che a volte, urtando la retina, possono causare la comparsa di puntolini luminosi. L’umor vitreo all’inizio è compatto ma col tempo tende a degenerare un po’, come ogni altra cosa. Per saperne di più dai un’occhiata qui. Grazie del messaggio!

  14. dominique Says:

    cara paola, vorrei farle una domanda: mia madre ha gli occhi neri e mio padre marroni chiari,sul verde. come son venuti fuori i miei occhi che sono blu-grigi?

    ********************
    Un genitore con occhi neri (tecnicamente, marrone scuro) e uno con occhi verdi possono benissimo avere un figlio con occhi blu-grigi, e anche un figlio con occhi perfettamente azzurri. Semplificando un po’ la situazione, è necessario solo supporre che il gene marrone/azzurro di tua madre abbia un allele marrone e uno azzurro, anziché due alleli marroni. Gli occhi della mamma sono marroni perché l’allele marrone domina sull’azzurro. A te però la mamma ha trasmesso l’allele azzurro del suo gene marrone/azzurro e l’allele azzurro del suo gene verde/azzurro. Il papà ti ha trasmesso l’allele azzurro del suo gene marrone/azzurro (lui ha due alleli azzurri, non poteva fare altrimenti) e l’allele azzurro del suo gene verde/azzurro. Gli occhi del papà sono verdi perché l’allele verde domina sull’azzurro. Risultato: hai ereditato due alleli azzurri dalla mamma (anche se lei ha occhi neri), e due alleli azzurri dal papà (anche se lui ha occhi verdolini). Puoi controllare, e fare delle prove aggiungendo anche il colore degli occhi dei nonni, con i due calcolatori che segnalo nel post “Saran belli gli occhi neri…”. Ciao!

  15. Vincenzo Says:

    Cara Paola, rileggendo attentamente il tuo libro mi sono imbattuto in un altro punto per me poco chiaro. Parliamo di coni e bastoncelli. A quanto pare quello che li rende speciali per la vista è la presenza al loro interno del pigmento visivo. Da quello che leggo la luce colpisce il pigmento visivo la cui molecola cambia di stato dividendosi e generando così un segnale elettrico che poi viaggia verso il cervello x essere interpretato. Poi questa molecola pian piano torna nello stato iniziale, ma sempre da quello che leggo, ci mette qualche minuto x tornare allo stato iniziale. Io da questo ragionamento capisco che dovremmo essere in grado di vedere un immagine ogni tot minuti (il tempo che il pigmento visivo impiega a ricomporsi) e visto che nn è così, deve essermi sfuggito qualcosa nel ragionamento 😀

    ********************
    Caro Vincenzo, hai perfettamente ragione; per fortuna, i fotorecettori sono decine di milioni e l’occhio si sposta continuamente (anche quando ci sforziamo di tenerlo immobile), per cui l’immagine colpisce fotorecettori sempre diversi. Quindi, in ogni momento, oltre ai fotorecettori il cui pigmento si sta ricomponendo si sono moltissimi fotorecettori attivi. Se i fotorecettori smettessero di funzionare tutti contemporaneamente succederebbe proprio quello che dici tu… se i tuoi occhi fossero circondati da una superficie colorata totalmente uniforme, a un certo punto non vedresti più nessun colore – solo una specie di nebbia grigiastra. (Il “nulla” del sistema visivo non è il nero, ma il grigio.)

  16. Vincenzo Says:

    Sempre riguardo ai fotorecettori ho letto che ce ne sono diversi milioni per ogni occhio. Ma sono divisi in coni e bastoncelli. I coni vengono usati quando c’è abbondante luce, i bastoncelli quando la luce scarseggia. Sommando le cifre che indichi sul libro in totale, se nn ricordo male, si arriverebbe a 20 milioni di fotorecettori circa. Ma da quello detto poc’anzi nn li usiamo tutti contemporaneamente. Quindi la “risoluzione” dell’occhio cambia in base a quanti recettori si attivano in base alle luci (basse o alte) e come hai spiegato nella precedente risposta, in base hai recettori che sono attivi xchè hanno il pigmento visivo rigenerato. Se volessimo dire con una buona approssimazione che risoluzione hanno i nostri occhi, a quanti “megapixel” vediamo? 😀
    Grazie per le tue risposte Paola e spero di non disturbarti troppo con la mia curiosità… 😉

    ——————–
    C’è chi ha provato a fare il conto (vedi qui), producendo un valore di 576 megapixel, ma mica è così semplice (vedi anche il sito di Ulisse). Tanto per cominciare, solo un pezzettino della scena cade sulla fovea (la regione della retina ad alta risoluzione), e l’occhio si deve spostare continuamente per creare un’immagine dettagliata. Aggiungi che l’acuità visiva è influenzata da un sacco di cose: se leggi l’inglese e il coraggio non ti manca, puoi approfondire sul sito webvision.
    Direi comunque che il punto cruciale non è la risoluzione dell’occhio, ma la risoluzione del sistema visivo. L’occhio è un pezzo di hardware più che decoroso, ma il photoshop che abbiamo nel cervello è superlativo…

  17. Luciano Says:

    Sto leggendo con interesse il suo libro, sono appassionato di fotografia e credo che molti argomenti da lei trattati possano avere attinenza con la materia del mio hobby. Diverse sono le domande e le curiosità che le pagine da lei scritte mi suggeriscono. Per adesso mi piacerebbe meglio comprendere quello che è riportato a pagina 11 a proposito della diffusione della luce causata dall’atmosfera che circonda la terra. Più esattamente la mia domanda è questa: lei dice che se non ci fosse l’atmosfera il cielo sarebbe nero come quello della luna; questo non riesco a capirlo, non dovrebbe essere bianco? Cioè non sarebbe illuminato direttamente dalla luce del sole, senza che la stessa luce subisca il fenomeno della diffusione? Mi farebbe piacere avere da lei una risposta al mio quesito, intanto la saluto facendole gli scontati complimenti per la sua opera e augurandole il miglior futuro per la sua attività, nonchè ovviamente per la sua vita privata. Un saluto. Luciano

    ********************
    Caro Luciano, buona domanda: ma nel vuoto non ci sono particelle in grado di riflettere o diffondere la luce, per cui la luce del sole attraversa il vuoto senza poterlo “illuminare”. Non c’è nulla da illuminare!

  18. ALESSANDRA Says:

    Buongiorno
    io vivo un grosso disagio se mi si avvicinano animali “senza braccia e mani” come pesci ed uccelli.
    Mi sa spiegare perche’?
    Grazie,
    cordiali saluti

    ********************
    No, mi spiace, ci vorrebbe uno psicologo clinico. Ti consiglio di fare un giro nel blog Cafè Psicologico, che è davvero ben fatto e molto più adatto del mio a rispondere a questo tipo di domande. Ciao, e se scopri qualcosa sul tuo caso fammi sapere!


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