Gli oggetti che vediamo sono costruzioni del nostro cervello

L’espressione «costruire il mondo» può sembrare una licenza poetica, ma non lo è affatto. Quando vi guardate attorno non avete l’impressione di costruire le cose, ma di guardarle: le cose stanno lì fuori e hanno quell’aspetto, indipendentemente dal fatto che voi le guardiate o no. Ma questa sensazione è dovuta unicamente al fatto che siete esperti e veloci nel costruire. Sicuramente non avete nemmeno l’impressione di trovarvi su una palla sospesa nel vuoto che ruota alla velocità di millesettecento chilometri all’ora (all’equatore), eppure è proprio così che stanno le cose.

Che l’esperienza degli oggetti sia creata per intero dal cervello risulta forse un po’ più facile da mandar giù quando si considera quel che succede quando un ictus, o un qualche altro malanno, danneggia le aree cerebrali che si occupano del processo di costruzione. Possono accadere due cose: o il sistema non funziona più (agnosia visiva), oppure funziona troppo (sindrome di Charles Bonnet), ed è difficile decidere quale delle due sia la più tremenda. Un caso ben documentato di agnosia visiva è quello del signor S., che dopo un avvelenamento da monossido di carbonio smise di costruire, e quindi di vedere, gli oggetti. Il signor S. aveva una vista eccellente, e percepiva senza problemi linee, colori e movimenti: il problema era che non riusciva più a combinarli in modo da creare gli oggetti corrispondenti. Di conseguenza, non riusciva nemmeno a identificare i suoi familiari o il medico (anche se era in grado di descriverne i contorni e i colori), finché non cominciavano a parlare.

I costi di un iperfunzionamento del nostro apparato di costruzione degli oggetti sono esemplificati dal caso della signora B., che dopo un ictus all’emisfero destro cominciò a vedere oggetti che non c’erano, come bambini che ridevano o strade piene di traffico, in modo assolutamente realistico e completo di ogni dettaglio. Occasionalmente, l’allucinazione visiva era accompagnata da un’allucinazione tattile perfettamente sincronizzata: una volta la signora B. vide il suo cane (morto da tempo) arrivare tutto bagnato, e strofinandolo con un asciugamano ebbe la sensazione anche tattile del corpo del cane e del pelo umido. Cose che sembrano incredibili. Eppure, i meccanismi che creano bambini, autobus e cani «irreali» nel cervello della signora B. sono gli stessi che creano bambini, autobus e cani «reali» nel nostro. Se siamo tentati di ribattere che c’è una mastodontica differenza, perché la signora B. è «matta» (cioè il suo cervello funziona male) e noi no, rinviamo la contestazione a domani e dormiamoci su. Mentre sogniamo, il nostro cervello costruirà un mondo perfettamente convincente, con al centro un «noi stessi» perfettamente convincente che quel mondo vede, tocca e ascolta. La differenza principale fra questo mondo simulato e il mondo che noi consideriamo reale è che il primo comincia quando ci addormentiamo, e il secondo quando ci svegliamo. Mentre ci siamo dentro, ciascuno dei due mondi appare pienamente reale, e ciascuno contiene una rappresentazione di noi stessi dotata di corpo, mente e coscienza. Per quanto la cosa possa essere controintuitiva, i sogni e le allucinazioni rivelano che il mondo che vediamo fuori di noi è in realtà dentro di noi.

Diversamente da ciò che succede nei sogni e nelle allucinazioni, il sistema di creazione del mondo è guidato normalmente dalla stimolazione sensoriale proveniente dagli oggetti fisici, e produce pertanto normalmente oggetti percepiti che agli oggetti fisici sono in qualche modo collegati. La percezione, insomma, è un’allucinazione guidata. I cani che vediamo noi non sono meno «costruiti» dei cani che vede la signora B.; la differenza è che noi li costruiamo adoperando un maggior numero di vincoli e che i nostri simili usano gli stessi vincoli, per cui le amiche della signora B. il suo cane non lo vedono, ma il nostro sì.

DOVE NEL LIBRO: Capitolo 5, Come vediamo gli oggetti.

IMMAGINE: The Christmas wall-of-blocks (Bressan, 2006). Tutti i rombi (quattro file) sono identici e hanno lo stesso colore bianco, ma quelli della prima e della terza fila dall’alto appaiono più bianchi di quelli della seconda e della quarta. Da Bressan, P. (2006). The place of white in a world of greys: a double-anchoring theory of lightness perception. Psychological Review, 113, 526-553.

RIFERIMENTI: Gli argomenti che presento in questo post sono esposti ed elaborati nel bel libro Visual Intelligence di Donald Hoffman.

UPDATE! Oliver Sacks parla, in un inglese molto chiaro, della sindrome di Charles Bonnet: “What hallucination reveals about our minds”, TED talks, febbraio 2009 (disponibile sul sito TED da settembre 2009).

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3 Risposte to “Gli oggetti che vediamo sono costruzioni del nostro cervello”

  1. Manrix Says:

    Distinta signora Bressan, intanto volevo farle i complimenti per la passione con cui ha stilato il suo libro e che sembra attirare a se anche chi della materia conosce ben poco. Vorrei però fare degli appunti ovvi su alcuni passaggi dell’articolo quì riportato. Penso che il suo più grande errore sia quello di non distinguere tra illusione e allucinazione, differenza che è stata messa alla luce da parecchi stilati scientifici già moltissimo tempo fa. Poi se mi permette trovo la sua assoluta convinzione ad associare fenomeni allucinatori con la percezione di realtà che tutti gli individui sani sperimentano una forzatura che sfocia pericolosamente nel paranoide. Gli oggetti che ci circondano non sono costruzioni del nostro cervello per il semplice fatto che l’occhi trasmette al nostro organo principale informazioni differenti (e anche parecdchio) da quelle allucinatorie. Lei porta l’esempio dell’allucinazione tattile vissuta da una povera disgraziata che ha subito traumi al cervello e la paragona a quello che ci succede mentre dormiamo. Forse lei sa che differenza ABISSALE intercorre tra chi sperimenta l’allucinazione e la percezionedi un qualsiasi individuo come noi? Credo di no e a meno che lei non abbia sperimentato allucinazioni ipnagogiche non potrà mai descrivere questa fondamentale differenza. Ho vissuto alcune volte delle esperienze ipnagogiche e posso ben dirle che in un cervello sano come il mio, in quelle poche occasioni ho potuto da subito riscontrare l’assoluta virtualità dell’elemento. Altra tesi che smonta il suo articolo sono i famosi ”sogni lucidi”. Le persone che sperimentano queste esperienze riferiscono di essere pienamente coscienti che quello che si sta sperimentando è virtuale, diciamo come se si vivesse un qualsiasi videogioco. In questa sua definizione di realtà simil-matrix non prende poi in considerazione la vera e fondamentale differenza che intercorre tra virtuale e reale, cioè la ”fisicità” e materialità degli oggetti. Ad esempio non ho mai sentito di persone schizofreniche colpite da un mostro creato dalla propria mente (”nightmare” docet vero?) e anche le allucinazioni tattili possono benissimo essere circoscritte nel solo ambito mente-mente del soggetto e non in quello interazione mente-reale. Lei signora Bressan è un appassionata e questo le rende onore, ma anche i più grandi studiosi di tutti i tempi non hanno mai mancato di quella espressione ultima e indispenzabile della coscienza umana chiamata umiltà e lungi da me essere questo commento un attacco alla sua persona, ma questo articolo cerca conclusioni che non esistono su questa terra e che vanno ben oltre il concetto di ”visione” dell’individuo.

    ********************
    Caro Manrix,
    lei ha assolutamente ragione, c’è una differenza abissale fra allucinazione e percezione. (Tra parentesi, ho sperimentato personalmente sia esperienze ipnagogiche, le immagini mentali iper-realistiche che a volte compaiono quando siamo a corto di sonno e sul punto di addormentarci, sia sogni lucidi.) Il punto cruciale del mio argomento è che le allucinazioni di certi pazienti e i sogni di noi tutti mostrano che un cervello è perfettamente in grado di creare un mondo che, almeno temporaneamente, appare realistico. In questo caso, la costruzione avviene quasi certamente sulla base di tracce mnestiche (ricordi), spesso combinate in modi nuovi e sorprendenti. Nel caso della normale percezione, invece, il mondo viene costruito sulla base delle informazioni visive, uditive e tattili che provengono dagli oggetti. Quindi è proprio vero che, come lei osserva, tra il mondo dei sogni e delle allucinazioni realistiche e il mondo che creiamo quando ci guardiamo attorno c’è una differenza enorme.

  2. manrix Says:

    Errata corridge:
    Nel precedente post ho scritto ” allucinazione ipgnagogica” mentre l’esatta definizione è quella di ILLUSIONE IPNAGOGICA, dove la distinzione tra illusione e allucinazione è ben marcata anche in questo caso.

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    i termini “illusione” e “allucinazione” vengono entrambi comunemente usati per descrivere le esperienze ipnagogiche (vedi ad esempio wikipedia).

  3. ANNA Says:

    salve
    volevo sapere riguardo la nostra visione su colori e oggetti…ho sempre pensato e se quello ke vediamo non è realmente come lo vediamo ed è apunto solo construzione del nostro cervello tramite i sensi ..come è la realtà?? siamo solo minuscole masse ke si muovono( tipo protoni neuroni molecole) è tutto molto illusorio?? si è ancora saputa questa verità?? quello vediamo realmente com’éé?? oltre ai nostri sensi …..

    ********************
    Direi che alla domanda “come è DAVVERO la realtà, al di là dei nostri sensi” non si può rispondere. Dato che per conoscere la realtà abbiamo a disposizione solo i sensi (direttamente o indirettamente), quello che sta al di là è inconoscibile.
    Comunque non ci vedo niente di male ad essere una collezione di molecole, soprattutto se una parte di queste molecole va a formare un sistema nervoso complesso che a sua volta è in grado di generare pensieri, sentimenti, emozioni. Ciao, grazie della domanda!


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